Giovanni Gastel per il Piccolo Principe

Gastel Piccolo Principe

Giovanni Gastel per il Piccolo Principe

Ho letto recentemente il libro sulla mostra fatta da Giovanni Gastel per la comunità il Piccolo Principe; ne sono venuto a conoscenza grazie ad un intervento della dottoressa Patrizia Corbo, Presidente della Comunità Piccolo Principe Onlus di Busto Arsizio, che mi ha portato l’esperienza maturata in tanti anni di lavoro e dedizione a situazioni e storie di vite difficili.

Piccolo Principe Onlus è la cooperativa sociale nata nel 2002 con l’intento di accogliere, in una struttura educativa e terapeutica, i minori allontanati dalla loro famiglia in seguito a decreto del Tribunale per i minorenni.

Il danno fisico fa male, ma è più facilmente riparabile; ma ad esso consegue il danno morale e psicologico, quello che crea una frattura difficilmente riparabile e che richiede un percorso di cura multidisciplinare: è questo il lavoro delicato che la dottoressa Corbo svolge quotidianamente insieme alla sua equipe, con l’obiettivo di riparare quella frattura causata ad alcuni bambini e adolescenti, affinché possano a piccoli passi recuperare la parte sana di sé, ristabilendo una propria dimensione psicologica ed emotiva.

Significative sono le prime frasi di presentazione della comunità Piccolo Principe di Busto Arsizio che si leggono sul sito:   Per tutti i bambini la parola magica è “mamma”. Subito dopo viene la parola “casa”. Le due parole nell’immaginario infantile sono significanti che conducono a vicende affettive, all’area dell’accudimento, dell’abbraccio, della protezione, del grembo perduto e per sempre con nostalgia ricordato. Se nelle braccia della mamma si genera e si culla la vita, nella casa, come in un immaginario cerchio protettivo, noi cresciamo e facciamo crescere i nostri sogni. I bambini di cui noi ci occupiamo hanno subito il doppio scacco, non hanno avuto né la “mamma”, né la “casa”; naturalmente parliamo a livello simbolico, della mamma generatrice di simboli, di competenze-affettive specifiche, e della casa, intesa come abbraccio protettivo, o cerchio della vita. Parliamo di bambini cui è stato negato uno spazio virale di crescita, uno spazio nel quale mancava il silenzioso ascolto dei bisogni, il contenimento affettivo primario, e l’accompagnamento protettivo verso il mondo esterno.  

Dalla collaborazione con il fotografo di moda Giovanni Gastel è nata una mostra ed un libro, Giovanni Gastel per il Piccolo Principe; la mostra è stata presentata a palazzo Serbelloni a Milano prima, e all’Auditorium della Conciliazione di Roma, dal 23 al 24 novembre 2013 – anche in vista della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia che si è celebrata il 20 novembre – al fine di raccogliere fondi contro la violenza minorile e a sostegno della comunità.

Significative le pagine di presentazione del libro:

“Il dolore è uno dei momenti fondamentali della vita degli esseri umani. La sua rappresentazione attraversa la storia del pensiero e dell’arte del nostro mondo. Pure, recentemente, il dolore è spesso mostrato nei suoi aspetti più teatrali e, vorrei dire, quasi “grotteschi” per la loro esplicita crudezza.

Nelle pagine di questo libro Giovanni Gastel presenta, invece, ventotto ritratti di giovani che coprono il proprio volto, che celano la parte che è per noi la più rappresentativa del nostro essere. Perché questa scelta? Certo perché nascondersi è il primo istintivo gesto per sottrarsi alla violenza nel tentativo di non vedere, di oscurare l’inguardabile, di difendere la parte in cui tutti identifichiamo noi stessi.

Ma celarsi è anche raccogliersi e attendere il cambiamento, chiudersi nel tentativo di accelerare la mutazione. Quel momento in cui, finalmente, avremo una personalità, un “volto” nuovo e definitivamente nostro. Lontano da come ci vorrebbero gli altri e, insieme, lontani da quello che i nostri occhi hanno visto. Queste sono ventotto storie di violenza subita, di indifferenza e di abbandono ma non solo. Sono anche storie di silenziosa rinascita e di riconquista di sé, del proprio ruolo nel mondo. Sul dolore estremo di queste vite chiuse si innesta il lavoro di educatori attenti e intelligenti che non cercano di far dimenticare il dolore ma di farlo sedimentare perché diventi linfa nuova. Senza pietismo ma con amore attento e, a volte, severo. Le ventotto splendide vite che per un momento ho avuto davanti all’obiettivo non vogliono pietà, ma guardano nel nostro cuore con dignità, come a dire: tutto ciò che ho visto e subito non mi impedirà di amare. Ci vorrà molto tempo e molta fatica ma ci riuscirò. E non è questo in fondo il tentativo di ogni vita? La storia del mondo è storia di dolore e di redenzione. Aiutare chi ogni giorno dedica la vita alla costruzione di esseri nuovi ed equilibrati, restituiti al mondo finalmente rigenerati, è per me un grande privilegio.

Conoscere e sfiorare queste giovani vite mi hanno reso palese che la loro splendida “normalità”, faticosamente e lentamente ricostruita con l’aiuto di mani pazienti e piene di amore, sta inesorabilmente sconfiggendo l’orrore.”

Era necessario dare voce ai bambini di questa comunità, affinché non fosse più una voce silenziosa ed ignorata, afferma la fotografa Talitha Puri Negri, che ha curato ed ideato il progetto; nella prefazione di Patrizia Corbo, si sottolinea che sono 30.700 i bambini che vivono, in Italia, lontano da casa; questa moltitudine è fatta di occhi che ci guardano e cuori che palpitano, è fatta di storie e di sogni dai quali non possiamo sfuggire perché l’essere umano è nato sotto il segno della cura, la cura è l’essenza dell’uomo, noi siamo consegnati alla cura e siamo eticamente responsabili di ciò che vediamo e di ciò che non vogliamo incontrare.

Il libro vede anche interventi di Michele Pontecorvo, Responsabile Comunicazione Corporate e CSR Ferrarelle, sponsor della mostra; Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Emilio Gola, Presidente Fondazione Serbelloni, Andreina Longhi CEO Attila & C, Don Virgilio Colmegna oltre che dei già citati Giovanni Gastel, Talitha Puri Negri e Patrizia Corbo, che ha anche curato i testi che accompagnano le foto di Giovanni Gastel.

Sotto alcune immagini tratte dal libro:

fonte | Piccolo Principe Onlus

libro | Skira

fonte | Elle.it

libro | Amazon

mostra a Roma | Dagospia

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