Chicago Sun Times licenzia i fotografi professionisti

Chicago Sun Times

Chicago Sun Times licenzia i fotografi: è la fine della fotografia professionistica?

Riporto una notizia pubblicata qualche giorno fa anche sulla mia pagina Facebook, ampliandola con alcune considerazioni: giovedì 30 maggio il Chicago Sun-Times – il secondo quotidiano più importante di Chicago, in Illinois, dopo il Chicago Tribune – ha licenziato tutti i suoi 28 fotografi, sostituendoli semplicemente con i giornalisti della redazione e i fotografi freelance, che avranno anche il compito di girare i video. Il licenziamento non era nell’aria, tanto che i fotografi hanno raccontato di essere stati convocati solo il giorno prima; tra loro c’era anche John White, che nel 1982 vinse anche un premio Pulitzer per la fotografia.

Il Chicago Sun-Times è stato fondato nel 1948, è l’ottavo quotidiano per copie diffuse degli Stati Uniti e nel corso della sua storia ha vinto otto premi Pulitzer. Fa parte del gruppo editoriale Sun-Times Media Group, che gestisce 40 quotidiani e settimanali locali.

Possiamo leggere in questo link il comunicato del Chicago Sun-Times; si spiega che il business del quotidiano sta cambiando continuamente e che il loro pubblico cerca sempre più video insieme alle notizie; il Chicago Sun-Times continua ad evolversi con i loro lettori esperti nel digitale e come risultato dovrà ristrutturare il modo in cui gestisce tutti i contenuti multimediali, inclusa la fotografia, su tutto il network. Il sindacato dei giornalisti di Chicago, a cui sono iscritti 20 dei 28 fotografi licenziati, ha detto che farà causa all’azienda.

Come molti altri giornali di carta, il Chicago Sun-Times deve confrontarsi con il calo degli investimenti pubblicitari e degli abbonamenti e con le nuove tecnologie: la vendita di copie è in crisi, visto che si è passati dalle 341.448 copie del settembre 2006, alle 263.292 dello stesso mese del 2012; il licenziamento dei fotografi è solo una parte degli ultimi tagli e dei tentativi del giornale di rientrare nei costi, dal momento che a marzo del 2013 il giornale ha licenziato molti redattori della cronaca locale, trasferendone le competenze ad altri giornalisti; sempre a marzo, l’azienda editrice del quotidiano è rimasta indietro col pagamento del contratto annuale da 70 milioni di dollari con il Chicago Tribune, che stampa e distribuisce il Sun-Times.

La richiesta che siano gli stessi giornalisti a scattare foto e girare video servendosi di smartphone o fotocamere compatte per i loro articoli è sempre più diffusa tra le redazioni dei giornali (anche in Italia, dove la questione è oggetto di trattative sindacali e, in alcuni casi, di accordi contrattuali integrativi precisi). Sorge dunque un grande dibattito, tra chi pensa che si stia andando verso dei giornalisti più completi oppure chi pensa che la mancanza di specializzazione possa danneggiare in qualche modo la qualità dell’informazione.

Cosa ne penso? Prima di rispondere, ricordo che solo poco tempo fa è stato presentato il nuovo Flick: nuovo layout, nuova interfaccia, nessun limite di dimensioni per le foto e ben un TB di spazio.. Nel contempo però è stato cancellato Flickr Pro, con la seguente motivazione, data dal CEO di Yahoo – Marissa Mayer: “Non c’è più l’opzione Flickr Pro oggi perché con così tante persone che fanno fotografie oggi, non ci ci sono più i fotografi professionisti”.

marissa mayer

Non vado a sviscerare o commentare ancora questa affermazione, dato che la dichiarazione è stata poi parzialmente ritrattata con un tweet,

yahoo-ceo-respondsin cui dichiara che le sue parole sono state travisate e sono state prese fuori dal contesto, dato che si riferivano al terabyte di spazio su Flickr e su quante foto ognuno fa; rimane però la domanda che è giusto porsi al giorno d’oggi:

C’è un futuro per la fotografia professionistica?

Purtroppo al giorno d’oggi non c’è più spazio per il superfluo, le aziende devono tagliare perché anche noi con la diffusione di internet ormai siamo abituati ad avere tutto gratis, mentre prima per conoscere le ultime news dovevamo comprare il giornale la mattina dopo; adesso con Internet, con Facebook, Twitter, Instagram, tutto è più immediato e disponibile in modo gratuito: molti si improvvisano e la figura del fotografo professionista, che va all’evento, scatta in RAW, postproduce e invia le foto al giornale sperando di fare in tempo per l’uscita del giornale, sta di sicuro scomparendo o è limitata a pochi selezionati casi (penso a grosse manifestazioni sportive o a fotografie per i magazine). Per gli articoli normali, è più semplice fare una foto con l’iPhone o una compatta e spedirle subito al giornale: la gente, con internet, vuole l’immediatezza delle informazioni, si predilige la velocità piuttosto che la qualità. Pensiamo poi al fatto che spesso siamo noi stessi che proponiamo le foto ai giornali se assistiamo a qualcosa di rilevante giornalisticamente parlando, con la speranza di avere 15 minuti di fama; i giornali sono più che contenti di pubblicare le foto, dal momento che sono gratis.. Basta poi fare un giro su Flickr o su 500px per vedere anche il livello che molti fotografi amatoriali hanno raggiunto oggi, che hanno spesso poco da invidiare a fotografi professionisti.

A questo punto, la decisione del Chicago Times a mio avviso, sebbene dura e per un verso scioccante, è al passo con i tempi: il mercato dell’editoria e dei giornali è comunque in crisi e si deve adattare ai tempi e alle esigenze del giorno d’oggi: è necessario razionalizzare i costi, consolidarsi. Per i fotografi professionisti veri che fanno qualità, ci sarà sempre spazio, magari tramite altri canali, lavorando con magazine che saranno più che disponibili a pubblicare i loro capolavori. E’ il mondo che sta cambiando, bisogna necessariamente adattarsi per sopravvivere..

Voi che ne pensate?

 fonte | Il Post

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