Berengo Gardin Intervista con il Maestro

Berengo Gardin invervista

Berengo Gardin Intervista con il Maestro

Qualche giorno fa ho avuto modo di conoscere e di fare una lunga chiacchierata a cena con il fotografo di fama mondiale e maestro Gianni Berengo Gardin; dopo aver visto la mostra, che ho descritto brevemente in questo articolo, ho quindi avuto modo di conoscere un mito della fotografia e fare alcune domande sul suo lavoro, sul suo pensiero e sulla situazione odierna della fotografia. Ecco quindi che riporto sotto alcune domande e risposte, per condividerle con voi e per riflettere infine insieme.

Dopo la notizia che il Chicago Sun Times ha licenziato i fotografi professionisti, sostituendoli con uno smartphone, un argomento molto interessante e d’attualità oggi è capire il suo parere sulla situazione dei fotografi al giorno d’oggi:

Perché i fotografi professionisti sono in crisi oggi? Il picture editor del corriere della sera oggi vede 8.500 foto al giorno; c’è troppa concorrenza da parte dei foto amatori che svendono o regalano le loro foto per vedere il loro nome sul giornale; la fotografia reportistica quindi è inflazionata, c’è troppa offerta: i giornali non pagano più ed i fotografi si dedicano quindi alla fotografia di moda e alla fotografia di pubblicità che è quella che ha maggiori compensi. Inoltre, un tempo i giornali per fare un reportage mandavano un fotografo per esempio per tre mesi a Budapest, al fine di scattare buone foto; ora se va bene lo mandano via per tre giorni: cosa si può fare in tre giorni? Poco, pertanto il fotografo ritorna con foto banali, scontate.

Oggi uno compra una macchina fotografica il giovedì ed il venerdì dice “io sono un fotografo”: al massimo sei uno che scatta, per essere fotografo è necessario studiare anni come per qualsiasi altro mestiere e professione, come per gli ingegneri, gli avvocati: bisogna studiare.

Gianni Berengo Gardin si definisce un testimone della sua epoca..

La fotografia per me è un modo per raccontarmi; nel mio archivio ci sono più di 150.000 fotografie; non sono un creativo, i creativi sono i soggetti che fotografo: non ho mai costruito una foto, ad eccezione di una – fatta alla Stazione Centrale di Milano per il Corriere della sera: le foto, sebbene riuscite, erano state definite di una tristezza allucinante, pertanto mi era stato chiesto di farne una più allega, con due persone che si abbracciano in stazione.

Stazione Corriere della SeraIl mio genere è fotografare le persone, non sono un fotografo di architettura e di paesaggi; non mi definisco un artista, ma un testimone della mia epoca: fotografo storie ed avvenimenti che accadono realmente – faccio quella che oggi si chiama “street photography”.

Ho fatto anche servizi sociali e foto di denuncia: ricordo il mio reportage del 1969 “Morire di Classe”, realizzato nel manicomio di Gorizia, che per la prima volta ha permesso agli italiani di aprire gli occhi sulla spaventosa ingiustizia e delle condizioni terribili in cui si trovavano i pazienti dei manicomi; questo reportage, fatto insieme a Carla Cerati, diede un contributo fondamentale alla costituzione del movimento d’opinione che avrebbe portato, nel 1978, all’approvazione della legge 180/78.

Un altro lavoro molto interessante è stato quello fatto nelle case degli italiani, realizzato sulla base delle classi sociali censite in quel momento e divise per fasce di reddito; la “Disperata Allegria” invece l’ho compiuto vivendo con la comunità rom per un mese e mezzo tra Firenze, Padova, il Trentino sino a Palermo; è stata un’esperienza molto positiva, i rom sono gente fantastica ed è solo una minoranza chi ruba, anzi sono sempre soggetti a discriminazione da parte degli italiani. Sono partito con mille pregiudizi mentre vivendo con loro ho imparato che gente fantastica sono e quelle che sono le carognate a cui vengono assoggettati dagli italiani.

Berengo Gardin intervista

Un Talebano della fotografia..

Non uso flash né treppiede; il flash non so cosa sia, uso solo luci naturali; sorrido quando sento che bisogna usare il flash durante il giorno per schiarire le ombre.. Abolirei il Photoshop: negli Stati Uniti a breve le foto modificate avranno un simbolo accanto, per distinguerle da quelle originali e non “tarocche”: dopo il trattamento con Photoshop, le foto diventano immagini, non sono più foto; diventano anche irreali: ormai non si vede più un cielo normale, hanno tutti nuvole, mille colori, sono tutti artefatti: facciamo i pittori allora! Una foto ritoccata non è più una foto, ma un’immagine, è un’altra cosa.

Perché il bianco e nero? E’ più adatto per il genere di foto che faccio, il colore a mio avviso distrae chi vede la foto dal messaggio che si vuole dare.

C’è una pubblicità in giro che dice, non pensare scatta! Io invece vi dico, pensate e casomai dopo scattate! Le foto si fanno con la testa, con il cuore.

Fotografo in analogico con una Leica perché ho iniziato così e non mi trovo per nulla con il digitale; Salgado fotografa in digitale solo per comodità, per viaggiare più leggero; poi però trasferisce la foto su pellicola.

Berengo Gardin

Il digitale ha due soli vantaggi:

posso modificare gli ISO a piacimento e vedo subito le foto; per il resto però sono tutti svantaggi, ed anche il fatto di fare molte foto alla fine ci porta a scattare, scattare ma non sviluppare mai le foto.

Buona o bella fotografia?

Non si dice una bella foto, ma buona. Ero all’inizio della mia carriera e mi trovavo da Ugo Mulas che da fotografo già affermato mi faceva vedere le sue foto: ho iniziato a dire “bella questa foto”, “bella quest’altra”; dopo poco mi ha rimproverato e mi ha detto “se dici ancora che è bella una mia fotografia, io ti caccio fuori”: così mi offendi: la foto deve essere buona, deve esserci una storia dietro, deve comunicare qualcosa.

Berengo Gardin mostra

Qual è la foto che le piace di più?

Non c’è una foto particolare, mi piacciono tutte; quelle che rimangono più impresse sono comunque le ultime. Quella per cui sono più famoso, quella scattata in Normandia, comunque non è tra le mie preferite. Il mio ultimo servizio è stato commissionato da Repubblica, per dire No alle grandi navi a Venezia: questo reportage ha contribuito a fatto che dal 25 luglio le navi da crociera non potranno più sostare nel nel canale della Giudecca e nel bacino di San Marco.

Utilizza degli assistenti?

Non li ho mai utilizzati fino a qualche anno fa, adesso ne ho uno ma solo per motivi di età; gli assistenti li hanno i fotografi che si danno le arie.. anche per questo motivo non ho mai fatto cinema: nel cinema devi dipendere da 20 persone, mentre io lavoro da solo.

Cosa fotograferebbe oggi?

Fotograferei i giovani senza lavoro per esempio..

Fotograferebbe eventi tragici?

Si; ho sempre fotografato per fare un reportage, per lavoro; mi sono trovato a Firenze durante l’alluvione e non ho scattato, adesso un po’ me ne pento..

Alla fine della chiacchierata, dopo aver riposto in borsa il mio flash 580 EX II, cancellato Lightroom dal computer, mi è venuta una gran voglia di iniziare a studiare i grandi maestri, leggere gli Americani di Robert Frank, scoprire Sebastião Salgado, Henri Cartier-Bresson.. Voi che ne pensate?

© Riproduzione Riservata, per eventuali pubblicazione contattatemi al mio indirizzo email: moricmar@gmail.com

4 thoughts on “Berengo Gardin Intervista con il Maestro

  1. Ciao Marco, ho letto il tuo articolo con molto interesse.
    Secondo il mio punto di vista chiunque vorrebbe fare il fotografo, inizialmente magari anche solo per puro divertimento o hobby, dovrebbe iniziare con una reflex analogica e una volta capìti i segreti e le tecniche passare inevitabilmente al digitale. Dico questo perché imparare a fotografare con una reflex analogica significa essere padroni della situazione, non puoi sbagliare scatto e devi essere sicuro di aver regolato correttamente le impostazioni. Altra cosa una reflex digitale dove, in caso di settaggi non corretti, puoi rifare la foto avendo a disposizione schermo LCD e istogramma per una valutazione immediata. Concordo pienamente quello che dice il maestro Berengo Cardin però è anche vero che bisogna stare al passo con la tecnologia, e con il suo frenetico evolversi, e ai giorni nostri difficilmente vedi un fotografo, professionista o amatoriale che sia, scattare con una reflex analogica.
    Rocco.

    • Ciao Rocco,
      innanzitutto grazie per il commento; devi comunque considerare che Berengo Gardin ha superato gli 80 anni (!) ed è ancora attivo, fotografa ancora. E’ ovvio che sia legato alla foto in bianco e nero e all’attrezzatura analogica, molto meno immediata di quella digitale. Io interpreto il suo pensiero come un invito a ragionare di più, studiare di più i grandi maestri ed evitare di modificare troppo le foto: qualche correzione colore può andare bene, ma onestamente in giro si vedono immagini che di originale hanno ben poco.

  2. Concordo con Marco. Secondo me bisogna apprendere e fare tesoro della sua bravura ed esperienza per poi trovare la propria strada. Io non penso di tornare all’analogico, ma penserò un secondo di più prima di scattare. Una cosa ho fatto subito dopo aver appreso i suoi discorsi: ho tolto la raffica allo scatto della mia reflex: ora lo scatto è singolo e più ragionamento.
    Grazie Marco e complimenti per il tuo sito!

    • Grazie Stefano! Anche perché non avrei tempo di imparare l’analogico.. Basta comunque studiare la composizione, ragionare di più ed evitare di “pasticciare” troppo con le foto..
      Aspetto le tue nel frattempo 😉

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